Cronaca

‘Ndrangheta, colpo alla cosca Labate: 25 persone indagate

Gli indagati, secondo gli inquirenti, imponevano il pizzo a costruttori ed imprenditori, in particolare nei confronti di quelli impegnati nell’esecuzione di appalti nel comparto dell’edilizia privata nell’area ricadente sotto il dominio della consorteria

di Lucia Laface - 21 ottobre 2020 15:07

La Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria ha chiuso l'indagine “Heliantus”, l’operazione della Squadra Mobile di Reggio che, a gennaio scorso, ha colpito la cosca di ’ndrangheta Labate. L’avviso di conclusione delle indagini, a firma dei pm Stefano Musolino e Walter Ignazitto,  è stato notificato a 25 persone, indagate a vario titolo di associazione mafiosa, estorsioni aggravate dal ricorso al metodo mafioso e dalla finalità di aver agevolato la ’ndrangheta. Gli indagati, secondo gli inquirenti,  imponevano il pizzo a costruttori ed imprenditori, in particolare nei confronti di quelli impegnati nell’esecuzione di appalti nel comparto dell’edilizia privata nell’area ricadente sotto il dominio della consorteria mafiosa.

Gli indagati 

Pietro Labate (classe 1951) ed Antonino Labate (1950), Rocco Cassone (1957), Santo Gambello (1975), i cugini Paolo Labate (rispettivamente classe 1982 e 1984), Antonio Galante (1966), Caterina Cinzia Candido (1965), Francesco Marcellino (1950), Fabio Morabito (1971), Santo Antonio Minuto (1965), Giuseppe Infortuna (1988), Caterina Strani (1962), Orazio Assumma (1959), Domenico Pratesi (1970), Antonio Sapone (1968), Maria Ripepi (1969), Vincenzo Sapone (1992), Francesco Idone (1946), Filippo Cassone (1982), Giovanni Ficara (1976), Antonino Ficara (1978), Massimo Antonio Gambello (1978), Michela Martino (1983).

Tutti gli indagati ora avranno 20 giorni di tempo per «presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione relativa ad investigazioni del difensore, chiedere al pubblico ministero il compimento di atti di indagine, nonché di presentarsi per rilasciare dichiarazioni ovvero chiedere di essere sottoposti ad interrogatorio».

L’OPERAZIONE HELIANTUS CONTRO LA COSCA LABATE “TI MANGIU”

Le indagini da cui scaturisce  l’operazione di polizia venivano avviate nel mese di maggio 2012 al fine di procedere alla cattura dell’allora latitante LABATE Pietro, leader carismatico e vertice indiscusso dell’omonima cosca, sottrattosi nell’aprile 2011 all’esecuzione del fermo di indiziato di delitto emesso dalla D.D.A. nei confronti di numerosi soggetti appartenenti alle cosche Tegano e Labate [Operazione “Archi”]. Il 12 luglio 2013, a culmine di un’intensa e laboriosa attività investigativa, il latitante veniva localizzato e arrestato dagli investigatori della nella zona vicina al torrente S. Agata di Reggio Calabria, mentre percorreva la strada a bordo di uno scooter.

Le successive attività consentivano di ricostruire l’organigramma della cosca Labate, ponendo al vertice LABATE Pietro e alla reggenza del clan - durante la sua latitanza - il fratello Antonino, coadiuvato dal cognato [di entrambi] CASSONE Rocco e dalle nuove leve LABATE Paolo classe 1982 [figlio di Pietro] e LABATE Paolo classe 1984 [figlio di Antonino], supportati da luogotenenti e affiliati nel compimento delle azioni delittuose.

L’esistenza e l’operatività del clan Labate trovavano pieno riscontro nel capillare controllo del territorio e nella gestione di attività economiche e commerciali, segnatamente nel settore alimentare ed edilizio, riconducibili ad affiliati o a compiacenti prestanomi, nonché nell’imposizione indiscriminata di estorsioni ad operatori economici e commerciali e ai titolari di piccole, medie e grandi imprese, in particolare nei confronti di quelli impegnati nell’esecuzione di appalti nel comparto dell’edilizia privata nell’area ricadente sotto il dominio della consorteria mafiosa. L’inchiesta portava altresì alla luce gli interessi del clan nel settore delle corse clandestine di cavalli e in quello dei giochi e scommesse on line. Agli esiti acquisiti dalle molteplici attività investigative venivano ad aggiungersi gli importanti contributi di alcuni collaboratori di Giustizia, fra i quali quelli di GENNARO Mario, DE ROSA Enrico e da ultimo quelli di LIUZZO Giuseppe Stefano Tito, nonché le dichiarazioni di rilevante portata accusatoria di affermati imprenditori reggini del settore edile ed immobiliare, sentiti da magistrati della D.D.A., vittime di pressanti attività estorsive consistenti nel pagamento ad alcuni esponenti del clan LABATE di ingenti somme di denaro (anche nell’ordine di 200 mila euro corrisposte a rate) o nell’imposizione dell’acquisto di beni presso attività commerciali riconducibili ad esponenti di rilievo della cosca.

Tra gli imprenditori vittime delle estorsioni della cosca Labate ci sono i fratelli Berna, ovvero l'ex presidente dell’Ance Calabria (associazione nazionale costruttori edili) Francesco Berna, e suo fratello Demetrio, già consigliere al Comune di Reggio Calabria nel 2002 e 2007, oltre che assessore al Bilancio tra il 2011 ed il 2012.