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Il corto di Muccino fa infuriare i calabresi, le reazioni e le critiche social

L'opera del regista, costata 1,6 milioni di euro e commissionata dal governo regionale per ridisegnare l'immagine della Calabria, non è piaciuta

di Redazione - 22 ottobre 2020 14:25

Tanti i calabresi che stroncano Gabriele Muccino. L'opera del regista, costata 1,6 milioni di euro e commissionata dal governo regionale per ridisegnare l'immagine della Calabria, non è piaciuta. Presentato al festival cinematografico di Roma, il video è diventato "virale" sul web, accompagnato dai commenti negativi del popolo dei social. Il prodotto è stato fortemente voluto dalla compianta governatrice Jole Santelli con lo scopo dichiarato di rilanciare la sua regione sul mercato turistico.

Quella della Regione poteva essere un’idea intelligente per la promozione dell’immagine della Calabria.Ma Muccino ha deluso. E parecchio. Dobbiamo dirlo con chiarezza” commenta il consigliere regionale Nicola Irto. “Non è quella la nostra realtà. Non lo è più: troppi stereotipi, le persone con la coppola, gli asini per strada... e poi le lacune narrative gravissime. In Calabria non abbiamo solo belle spiagge, bergamotti, fichi e soppressate. Abbiamo opere d’arte straordinarie e uniche al mondo come i Bronzi di Riace, abbiamo giacimenti archeologici unici, da Sibari a Locri Epizephiri, da Medma a Scolacium. Abbiamo opere d’arte straordinarie: penso al Codex Rossanensis, al Codice Romano Carratelli, ai dipinti di Mattia Preti. Ma ne sto dimenticando sicuramente tantissime. E poi non ho visto Scilla, non ho visto lo Stretto, non ho visto le nostre montagne dal Pollino alla Sila all’Aspromonte, non ho visto Soverato, non ho visto Gerace, non ho visto la splendida Roccella, il paese di origine di Raul Bova. L’elenco è infinito e in otto minuti si sarebbe potuto e dovuto raccontare di più e di meglio. Soprattutto, non ho visto la vera ricchezza della Calabria: i suoi giovani, i loro sorrisi accoglienti, i loro occhi puliti che avrebbero richiamato altrettanti giovani a venire a visitare questa terra meravigliosa. Una buona idea mal realizzata, insomma. Per promuovere la Calabria serve un racconto nuovo: e per questo occorre un coinvolgimento diretto e concreto, da parte delle istituzioni, della creatività di tanti artisti calabresi, che possono narrare la nostra regione meglio di chiunque altro”.

Non meno critico è il sindaco Giuseppe Falcomatà: “ Ho visto solo adesso lo spot di 8 minuti (oltre due dedicati ai soli titoli di testa e coda) scritto e diretto da Gabriele Muccino che narra una Calabria da romanzo Harmony: una bella storia d'amore fra Raoul Bova e Rocio Munoz Morales vissuta in una realtà goffamente artefatta e stereotipata. I ragazzi seduti ai tavolini con coppola e bretelle, le donne con indosso abiti tirati fuori dagli armadi degli anni '50, l'uomo che trascina gli asini sono immagini che confliggono con l'esistente e, soprattutto, con la voglia di emergere, la fatica e il desiderio d'affermarsi di una terra che ha sì il mare cristallino, i colori dei campi e i sapori degli agrumi, ma ha anche tanto, tantissimo altro da raccontare. Muccino ha posto limiti ad una narrazione che è sconfinata. Avrebbe potuto riprendere ogni angolo che trasuda storia, una qualsiasi eccellenza nel campo dell’artigianato, della tecnologia o delle arti. In sei minuti, si sarebbero potute descrivere tradizione e modernità, mari, colline e monti, peculiarità enogastronomiche che, da nord a sud della regione, vanno ben oltre le clementine che sono soltanto una delle nostre infinite ricchezze. Avrebbe potuto inquadrare la Calabria con gli occhi di Ibico, Pitagora, Anassila, Milone, Nosside, Zaleuco, dei Bronzi di Riace, di Mattia Preti e Umberto Boccioni, di Mimmo Rotella o Rino Gaetano. Fra gli oltre due minuti di titoli di testa e coda avrebbe potuto far ascoltare e vedere la Calabria di Mia Martini, di Mino Reitano e Brunori Sas, di Renato Dulbecco, Gianni Versace e Gianni Amelio, di Tommaso Campanella e Corrado Alvaro, di Leonida Repaci o Gioacchino da Fiore... Insomma, avrebbe potuto ma forse non sapeva. Adesso lo sa”.

"Del cortometraggio firmato Gabriele Muccino, costato alle tasche dei contribuenti calabresi un milione e seicentomila euro, o giù di lì, in realtà mi è piaciuta la musica. Certo non bisogna essere critici cinematografici, esperti cinefili o sceneggiatori provetti per esprimere un giudizio su otto interminabili minuti di luoghi comuni e stereotipi". Lo afferma Libero Notarangelo, consigliere regionale del Pd. "Se diciamo che più che uno spot alla Calabria sembra la pubblicità di una azienda agricola che produce frutta – arance, clementine, fichi e pure bergamotto – non vogliamo fare torto alla creatività e alle qualità artistiche di Muccino - aggiunge - né attaccare per partito preso la parte politica che ha commissionato il corto. Ma scusate se ci indigniamo davanti alla rappresentazione quanto meno anacronistica di una Calabria che va in giro in sella ad un asino, con la coppola in testa e le bretelle, dove le donne sono a casa a cucinare e crescere figli e gli uomini sfacchinano nei campi (per produrre agrumi ad agosto). Dov’è - chiede Notarangelo - il patrimonio artistico, culturale, architettonico e naturalistico della regione culla della Magna Grecia? Dov’è il patrimonio umano fatto di intelligenze e professionalità che hanno tagliato traguardi importanti nel mondo in ogni campo, dalla sanità all’astrofisica? E mi fermo qui. Solo Antonio Albanese con il suo Cetto Laqualunque sbarcato all’aeroporto internazionale di Lamezia con le pacchiane che ballano la tarantella nel parcheggio aveva fatto meglio. Ma in quel caso - conclude - la pistola per colpire al cuore la dignità dei calabresi non era stata la Regione a caricarla staccando un assegno di quasi due milioni di euro".

Il corto è stato criticato duramente anche da diversi intellettuali calabresi.

 "Un lavoro artisticamente incommentabile" risponde lo scrittore Gioacchino Criaco. "Muccino può piacere o no - dice - è certamente uno che di cinema ne capisce, ma il suo cortometraggio è di una pochezza assoluta che non ti aspetti". Criaco, impegnato in questi giorni nella promozione del suo ultimo romanzo "L'ultimo drago d'Aspromonte", conosce la materia. Il suo best seller "Anime Nere" è diventato un film. "Questo contrometraggio - aggiunge - è esattamente il contrario di quello che Jole Santelli voleva ottenere. Il suo ultimo post è stato dedicato proprio alla presentazione del corto di Muccino che, ripeto, è un prodotto incommentabile: carente sul piano della recitazione e su quello della sceneggiatura". Criaco, molto attivo sui social, interviene costantemente sui problemi della sua regione. "C'è un errore di fondo - dice - in cui la politica calabrese incorre continuamente: che il problema principale della regione sia l'immagine e che cambiando certi stereotipi tutto si risolva. In realtà occorre prima un lungo processo culturale, occorre cambiare la sostanza delle cose, poi cambierà la percezione che si ha della Calabria. Adesso ci rideranno tutti dietro". 

Bruno Gemelli, scrittore e giornalista, definisce l'opera "frettolosa e provinciale. Sembra importata dalla Cina, dove sono specialisti in falsificazioni. Non c'è niente - afferma - che rappresenti la Calabria". Stronca il lavoro del regista anche Ulderico Nisticò, docente e storico, autore di numerosi libri sulla Calabria antica. "Un milione 600.000 euro - dice - significa averlo pagato 200.000 euro al minuto. Mi sembra un po' caro per un prodotto pessimo, in cui si vedono due piccioncini (Raoul Bova e la sua compagna Rocho Munoz Morales ,n.d.r.) mangiare un bergamotto e un'arancia. Nessun cibo caratteristico calabrese, nessun vino, nessun riferimento ai luoghi della storia calabrese, a suoi siti archeologici, a Tommaso Campanella. Tutto si svolge davanti a un tratto di mare selvaggio, anonimo, sovrapponbile a qualsiasi altro posto del mondo. Domani potrebbero venderlo alla Croazia, alla Scozia, alla Danimarca. E' evidente che Muccino non conosce la Calabria, non si è preoccupato di conoscerne le vicende. Mi piacerebbe sapere dove ha trovato l'asino che si vede nel filmato, viso che i calabresi non lo utilizzano da tempo. Se vuoi informarti su una regione, la visiti, leggi libri. Il 70% del territorio calabrese è costituito da montagna e collina, lui fa vedere solo un tratto di mare. E quanto ai costi, visto che a recitare sono in due e le comparse pochissime, mi piacerebbe sapere - conclude - se esiste un rendiconto delle spese realmente sostenute. Spero ci sia un consigliere regionale che ne chieda conto". 

Nunzio Belcaro è il librario che durante il lockdown ha fatto parlare di se e di Catanzaro per la sua iniziativa di consegnare i libri a domicilio ai suoi concittadini costretti a restare in casa. Anche la sua impressione è negativa. "L'errore - spiega - è a monte. Ed è un errore politico, di scelta. Affidare a Muccino, pagarlo in maniera spropositata sulla fiducia, unisce provincialismo e ignoranza artistica. Una committenza sbagliata la richiesta di fare raccontare in tutta fretta a un regista la Calabria in otto minuti. Nel cinema, come nella letteratura, meno spazio hai a disposizione e più intenso deve essere il lavoro.Il risultato di Muccino è imbarazzante. Ne esce fuori un impersonale Sud Italia anni 50 che potrebbe essere la costiera Amalfitana, la Sicilia, la Puglia. Non mi interessa nemmeno quello che si vede e quello che non si vede. È che non si "sente" nulla, non racconta efficacemente una storia, non c'è autenticità. I dialoghi sono da telenovela. Quanto sarebbe stato bello - aggiunge - con gli stessi soldi, mettere in piedi un premio per giovani registi, farli stare in Calabria per mesi, nei nostri borghi più belli, pagarli con dignità per la loro ricerca ed alla fine del percorso premiare il corto migliore. La stessa operazione sarebbe stata la vera promozione della nostra terra. Detto questo, rimangono i soldi buttati. Il racconto della Calabria - prosegue - è un percorso già iniziato, altissimo e che continua, che ha già reso eterne porzioni di terra attraverso la letteratura e il cinema. Passa da Africo, da Riace, da Santa Caterina d'Aspromonte, da Girifalco, da una via di Cosenza in cui respira l'Europa, dal quartiere Maddalena di Catanzaro".