Cronaca

Reggio, riprende il processo Miramare: coinvolti il sindaco e l’ex giunta comunale

Per tutti l'ipotesi accusatoria sostenuta dalla Procura è di abuso d'ufficio e falsità materiale e ideologica commesse da pubblico ufficiale in atti pubblici. Nello stesso procedimento, in rito abbreviato, condannata l'ex assessore Angela Marcianò

di Lucia Laface - 29 ottobre 2020 20:39

E' in corso presso l'aula bunker con l'escussione di due testimoni (l'architetto Vitetta funzionario della Sovrintendenza di Reggio Calabria e Antonio Pizzimenti, ex consigliere comunale), il processo Miramare che vede imputati il sindaco Giuseppe Falcomatà, il segretario generale Giovanna Acquaviva, l'allora dirigente Maria Luisa Ada Spanò, ex assessori comunali, nonché il presidente dell'associazione onlus "Il Sottoscala", Paolo Zagarella. Per tutti l'ipotesi accusatoria sostenuta dalla Procura è di abuso d'ufficio e falsità materiale e ideologica commesse da pubblico ufficiale in atti pubblici, relativamente alla delibera con cui nel 2015 fu ammessa la proposta della onlus per l'utilizzo del piano terra del palazzo "Miramare", albergo di proprietà del Comune, immobile che sempre secondo l'accusa era già stato di fatto affidato a Zagarella con la consegna delle chiavi. In particolare secondo l'accusa il sindaco Falcomatà, difeso dagli avvocati Marco Panella ed Ezio Laganà, avrebbe omesso di astenersi in presenza di un interesse proprio, ed anzi attraverso la delibera avrebbe agevolato un soggetto a lui legato da un rapporto di pluriennale amicizia e avrebbe ricambiato l'analogo favore ricevuto dallo stesso Zagarella che in occasione delle precedenti elezioni amministrative gli aveva concesso in uso gratuito un proprio immobile da destinare a sede della segreteria politica.

L'ex assessore alla legalità, Angela Marcianò, che aveva scelto di essere giudicata col rito abbreviato, è stata condannata dal gup a un anno di reclusione, pena sospesa. Eletta in Consiglio comunale, è stata sospesa dalla carica per via degli effetti della legge Severino.

DEPOSIZIONE DEI TESTIMONI

L'architetto Vitetta è stata interrogata dai pm Nicola De Caria e Walter Ignazitto e poi dal collegio difensivo. Al centro della lunga discussione durata circa 4 ore, la data in cui la stessa funzionaria della Sovrintendenza, insieme ad una collega, mentre stavano svolgendo un sopralluogo nell'immobile Fata Morgana adiacente all'albergo, attirate da rumori provenienti appunto dal Miramare, da tempo chiuso, si recavano nell'atrio dello stesso per verificare e incontravano Zagarella che dichiarava di essere lì per svolgere lavori di pulizia all'interno dell'immobile. Una data fatidica per ricostruire la vicenda e capire se il presidente dall'associazione Il Sottoscala fosse in possesso delle chiavi prima che la Giunta approvasse la famosa delibera. Inoltre la stessa Vitetta dichiara di aver detto a Zagarella, sempre nella stesso incontro, che per eseguire lavori avrebbe dovuto chiedere autorizzazione alla Sovrintendenza visto che l'immobile è sottoposto a vincoli architettonici. L'architetto Vitetta ha poi affermato di aver intrattenuto una conversazione con l'ex assessore ai lavori pubblici Angela Marcianò e che la stessa confessó di "essere molto amareggiata della scelta di affidare a un privato l'immobile senza ricorrere ad un evidenza pubblica".

L'ex consigliere comunale di Forza Italia, Antonio Pizzimenti ha ribadito che anche a lui la Marcianò disse di non aver votato la delibera perché la riteneva illeggittima visto che era un affidamento diretto.

L'OMBRA DELLA PRESCRIZIONE SUL PROCESSO 

A fine dibattimento l'avvocato Marco Panella, difensore del sindaco Giuseppe Falcomatà, a nome anche di tutto il collegio difensivo, ha chiesto al presidente del tribunale il deposito di alcune affermazioni del super testimone Angela Marcianò pubblicate sul suo profilo Facebook e riprese dalla stampa, affermazioni che secondo la difesa sarebbero così gravi da poter mettere in discussione proprio la credibilità delle dichiarazioni rese dall'ex assessore ai lavori pubblici e che comunque potrebbero delegittimare l'attività sinora svolta in piena serenità del Collegio giudicante.

"Ricordo a tutti i miei concittadini - si legge in uno dei post- che sono stata io a denunciare precise condotte di reità e ho consentito che si procedesse ad ulteriori accertamenti, sfociati poi in altrettanti addebiti penali a soggetti prima neanche indagati,producendo tutte le prove possibili sull’abuso e il falso riferibili al Sindaco, al resto della Giunta ed ai funzionari. Questo ha comportato che, in una prima fase, io risultassi parte offesa per calunnia ad opera di altri indagati, che avevano reso dichiarazioni menzognere a mio carico. Poi però l’epilogo è stato diverso e mi sono ritrovata condannata in abbreviato. In sostanza sarei anche io colpevole perché pur avendo dato prova, documentale e testimoniale, di essermi decisamente opposta alla delibera (circostanza confermata sia dal PM che dalla stessa sentenza) non avrei vigilato per impedirne la pubblicazione o attivarmi a rimuoverne gli effetti. Visto che alle comode strategie processuali della dilazione ho preferito l’immediatezza della decisione, confidando nella mia innocenza, credo sia mio diritto pretendere che i coimputati siano giudicati nel più breve tempo possibile, auspicando che il Collegio penale che in rito ordinario sta giudicando il Sindaco e i 4 ex Assessori, si pronunci senza indugio, perché è ovvio che l’interesse degli imputati è di pervenire alla dichiarazione della prescrizione dei reati. Ma non consentirò che con la PRESCRIZIONE dei reati, venga vanificato il mio sacrificio e che possa prevalere l’idea che in Italia denunciare sia inutile o addirittura controproducente. Confido nella rettitudine e nella capacità professionale dell’Organo Giudicante.  MI BATTERÒ PERCHÉ NON ABBIA A DIFFONDERSI NEI CITTADINI IL MORTALE CONVINCIMENTO CHE LA “GIUSTIZIA” NON SIA UGUALE PER TUTTI O PEGGIO CHE I VERI COLPEVOLI (SCALTRI) RESTINO SEMPRE IMPUNITI".

E poi, dopo la sospensione da consigliere comunale della nostra città: "Questo mi convince ancora di più della bontà del mio comportamento quando ho deciso di denunciare i veri responsabili della vicenda Miramare".

PICCOLA MANIFESTAZIONE FUORI AULA BUNKER

Prima dell'inizio dell'udienza, fuori l'aula bunker, dei rappresentanti del Movimento Città Metropolitana hanno dato luogo ad un sit-in pacifico con cartelli riportati la scritta "La legge è uguale per tutti” e "No alla Prescrizione". Ai nostri microfoni Demetrio Abate, membro del Movimento ha dichiarato: “La nostra presenza oggi qui è per evitare che i reati possano andare in prescrizione, nel caso in specie quello quindi di salvare dall'estinzione i reali colpevoli del reato di abuso d'ufficio. Non ci sembra giusto che a pagare sia stata solo con lei che ha denunciato il fatto. Siamo chiaramente dalla parte della Giustizia e della magistratura e ci battiamo per sostenerla. Ma così come sosteniamo la magistratura e Giustizia, siamo qui per sostenere coloro che hanno subito delle condanne e altri ancora in attesa".

Categoria : Cronaca Tag : processo miramare
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