Cronaca

'Ndrangheta: confiscati nel reggino beni per 124 milioni

Gli imprenditori colpiti dal provvedimento sono indiziati di appartenenza alla cosca Piromalli di Gioia Tauro

di Redazione - 27 gennaio 2021 09:24

Beni del valore di 124 milioni di euro sono stati confiscati a quattro imprenditori, appartenenti allo stesso nucleo familiare considerati contigui alla 'ndrangheta, da militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata, con il coordinamento della locale Dda. Il patrimonio confiscato è costituto da 4 società di capitali e relativo patrimonio aziendale, un' impresa individuale e relativo patrimonio aziendale, quote societarie relative a 6 società di capitali, 67 fabbricati, 91 terreni, 7 autoveicoli, 20 rapporti bancari/assicurativi, 4 orologi di pregio e denaro contante. Gli imprenditori colpiti dal provvedimento sono Luigi Bagalà di 75 anni, Francesco Bagalà di 44, Giuseppe Bagalà di 64 e Francesco Bagalà di 31, indiziati di appartenenza alla cosca Piromalli di Gioia Tauro. 

La confisca conferma il provvedimento dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale reggino, emesso su richiesta della procura, con cui era stata applicata la misura di prevenzione patrimoniale del sequestro dei beni intestati o riconducibili ai quattro.

I nomi dei destinatari del provvedimento di confisca emergono dalle indagini svolte nell’ambito delle operazioni “Ceralacca”, “Cumbertazione”, “Martingala” e “Waterfront” condotte dal Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata di Reggio Calabria e dallo Scico, sotto la direzione ed il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria - che hanno portato all’esecuzione di provvedimenti restrittivi di natura personale, per i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, riciclaggio e autoriciclaggio, associazione a delinquere finalizzata all’emissione di false fatturazioni, associazione per delinquere, finalizzata alla turbata libertà degli incanti, alla frode nelle pubbliche forniture, alla corruzione e al falso ideologico in atti pubblici, tutti aggravati dal metodo mafioso e al sequestro di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per svariati milioni di euro.

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