Cronaca

'Ndrangheta: 3 arresti per tentate estorsioni a Reggio Calabria

I destinatari delle misure sarebbero affiliate o contigue alle cosche di 'ndrangheta Morabito e Libri

di Redazione - 27 aprile 2021 10:20

Tre persone sono state arrestate a Reggio Calabria dalla Guardia di Finanza con le accuse di tentata estorsione pluriaggravata anche dal metodo e dall’agevolazione mafiosa. I destinatari delle misure, emesse dal Gip distrettuale su richiesta della locale procura antimafia, sarebbero affiliate o contigue alle cosche di 'ndrangheta Morabito e Libri. I tentativi di estorsione sarebbero stati perpetrati nei confronti di una ditta operante nel settore della manutenzione delle condotte idriche e del gas, in due distinte occasioni, nelle zone di Mosorrofa e Terreti della città calabrese dello Stretto. L'operazione è stata chiamata in codice "Pensierino". 

Gli arrestati sono Antonio Riccardo Artuso di 44 anni, Vincenzo Serafino di 56 e Bruno Scordo di 38. I fatti contestati si riferiscono a due distinte occasioni, nelle zone collinari di Mosorrofa e Terreti. Tredici in tutto gli indagati. Nel corso dell'operazione è stata sequestrata la somma di 750mila euro. Artuso, in particolare, è ritenuto appartenente alla cosca Libri di Reggio Calabria. A suo carico risultano numerosi precedenti per associazione mafiosa, corruzione e stupefacenti. Serafino, ritenuto affiliato alla cosca Morabito di Terreti, è stato arrestato nel 2010 per essere stato tra i fiancheggiatori del boss Giovanni Tegano e averne favorito la latitanza. Il nome dell’operazione deriva dal fatto che durante le indagini più volte è emerso che le pretese estorsive non venivano quantificate esattamente dagli estortori, i quali si presentavano sui cantieri o nella sede della ditta presa di mira chiedendo un “pensierino” in vista delle festività natalizie.

Sia sul cantiere di Mosorrofa che su quello di Terreti gli indagati si sarebbero presentati sul posto impedendo agli operai la prosecuzione dei lavori e intimando loro di riferire ai titolari dell’azienda che si sarebbero dovuti “mettere a posto”, “parlando con chi dovevano parlare”. I titolari della ditta successivamente avrebbero richiesto l’intervento di un loro operaio, Bruno Scordo, affinché si rivolgesse a un “intermediario”, Pietro Sinicropi, altro soggetto che, secondo gli inquirenti, sarebbe molto vicino alla cosca Libri, che sarebbe riuscito a far cessare le richieste estorsive. 

Dalle indagini sarebbero emersi anche elementi in ordine ai reati di favoreggiamento personale, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti, emissione di fatture per operazioni inesistenti nei confronti delle società emittenti e frode nelle pubbliche forniture. E’ stato accertato, infatti, che la ditta, operante a Reggio Calabria e provincia, ha utilizzato fatture per operazioni inesistenti emesse da quattro ditte dislocate a Napoli, Taranto e Reggio Calabria, che hanno consentito un’evasione di imposte ai fini Irpef e Iva per un totale di 75 mila euro, somma che è stata oggetto di sequestro preventivo.

Quanto alla frode in pubbliche forniture, gli inquirenti hanno accertato che, avendo stipulato col Comune di Palmi un “contratto di appalto dei lavori di manutenzione/riparazione fognature e strade anno 2016/2017”, la ditta appaltatrice ha chiesto il pagamento di lavori non realmente effettuati. Avrebbe attestato falsamente di avere eseguito la pulizia di pozzetti, griglie di raccolta delle acque piovane, anche con documentazione fotografica redatta ad arte per dimostrare la necessità di ripulire tombini che in realtà non necessitavano di interventi.

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