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Abuso d’ufficio, indagato l’ex commissario Scura e i vertici dell’Asp di Reggio

10 aprile 2019 14:55

Sono diciannove gli indagati dalla Procura di Locri per abuso d’ufficio tra cui l’ex commissario regionale per il piano di rientro dal debito sanitario nonché ex soggetto attuatore dell’Asp di Reggio Massimo Scura, in merito all’affidamento del servizio di lavanderia dell’ospedale di Locri per aver prorogato un contratto scaduto da anni e di conseguenza autorizzato una “procedura negoziata”, illegittima per gli inquirenti.

Le persone indagate sono Massimo Scura, in qualità di soggetto attuatore presso l’Asp reggina, Angela Minniti, dirigente dell’ufficio beni e servizi presso l’Asp, Girolama Orlando, responsabile del procedimento, Giuseppe Corea, dirigente dell’Ufficio bilancio e programmazione dell’Asp di Reggio, Elisabetta Tripodi, direttore amministrativo, Pasquale Misiti, direttore sanitario, Massimiliano Aniello De Marco, legale rappresentante della “Servizi ospedalieri spa”. Fabio Luppino, della “Servizi ospedalieri spa”, Maurizio Mottola Di Amato, legale rappresentante della “Impremed spa”, Ermete Tripodi, direttore generale dell’Asp di Reggio e facente funzione di direttore sanitario aziendale, Nicola Calabrò, direttore dell’Ufficio beni e servizi dell’Asp reggina, Antonio Vartolo, dirigente dell’’Ufficio bilancio e programmazione, Vincenzo Scali, direttore amministrativo presso la stessa Asp, Andrea Gozzi, legale rappresentante della “Servizi ospedalieri spa”, Paolo Leonardelli, legale rappresentante della “Servizi ospedalieri spa”, Aldo Chiarini, legale rappresentante della “Servizi ospedalieri spa”, Giuseppe Falcone, funzionario addetto all’ufficio bilancio e programmazione, Fortunato Luvarà, dirigente dell’ufficio bilancio e programmazione e Angelo Morini, legale rappresentante della “Servizi ospedalieri spa”.

Gli indagati, vertici e dirigenti dell’Asp e i titolari della Servizi ospedalieri spa e Impremed spa riunite in un Raggruppamento temporaneo di imprese, sono ritenuti responsabili di aver proceduto, «in maniera del tutto abnorme» secondo la Procura, ad una sorta di “sanatoria” (che non è prevista da alcuna legge) dei rapporti economici per gli anni 2017 e 2018 pendenti con gli affidatari del servizio, per altro verso ad autorizzare una nuova procedura negoziata, nonostante il contratto originario fosse scaduto il 31 luglio 2013 e fosse già in corso una gara alla Stazione unica appaltante regionale.

Gli indagati avrebbero attuato la cosiddetta “proroga tecnica” dell’originario contratto, ma molti anni dalla scadenza creando «artificiosamente» secondo la Procura, i presupposti giuridici utili ai fini della liquidazione in favore dei privati delle prestazioni rese negli anni 2017 e 2018 e di quelle ancora da rendere nel 2019 e 2020.

La liquidazione ammonta ad oltre 764 mila euro quali «copertura dei servizi dell’anno 2017» mentre supera i 636 mila euro quella relativa alla «copertura dei servizi resi dal 1 gennaio al 31 ottobre 2018». Tali somme avrebbero creato un «evidente vantaggio patrimoniale della società affidataria del servizio, che ne manteneva la titolarità a dispetto della scadenza del rapporto già maturata da lungo tempo e senza passare attraverso la procedura di una nuova gara ad evidenza pubblica». Per il pm Aracadi infine questi «pagamenti avvenivano in assenza – da parte dell’ente – di un documento di programmazione economica-finanziaria, in quanto sia i bilanci di previsione che i consuntivi, per gli anni di competenza, non risultavano approvati dal superiore ente Regione Calabria ed anzi non erano mai stati adottati».

Categoria : Cronaca