Cronaca

De Raho sull’omicidio di Pesaro: qualcosa potrebbe non aver funzionato nel meccanismo di protezione

di redazione - 27 dicembre 2018 16:06

"Le modalità dell’omicidio fanno pensare a una vera e propria esecuzione di stampo mafioso, programmata e portata a segno da un gruppo di killer. I familiari dei collaboratori sono trasferiti in località lontane per impedire che siano colpiti. Qui l’informazione sul luogo di residenza è giunta ai killer che hanno avuto modo e tempo di programmare l’omicidio. Qualcosa potrebbe non avere funzionato”. A dirlo è il Procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho, che in passato è stato Procuratore capo di Reggio Calabria, in un’intervista al Fatto Quotidiano.

"Le province come Pesaro - ha proseguito il magistrato - sono scelte perché sembrano meno colpite dal fenomeno delle mafie. Il fatto che il sindaco e i vicini non sapessero nulla della presenza di Bruzzese fa pensare che il sistema almeno in questo abbia funzionato. Il punto è capire come siano arrivati all’alloggio. La casa viene acquisita sempre mediante circuiti che assicurano la segretezza. Il familiare dovrebbe essere seguito con contatti frequenti dal Nucleo operativo protezione provinciale. La commissione centrale presieduta dal sottosegretario all’Interno Luigi Gaetti, composta da appartenenti alle forze dell’ordine e anche da due magistrati del mio ufficio, sulla famiglia Bruzzese non aveva ricevuto segnalazioni di sospetti”.

Non è ancora chiaro come sia stato possibile che i sicari siano venuti a conoscenza del luogo di residenza di Marcello Bruzzese, che dalla Calabria si era trasferito nella cittadina marchigiana, senza cambiare identità. Il suo nome era indicato sul citofono della casa dove abitava. Gli inquirenti, a lavoro per capire cosa sia successo, stanno cercando di individuare gli assassini attraverso le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona. Sospettano che gli autori dell'omicidio, scappati a piedi tra le viuzze del centro storico, siano stati supportati da qualche basista.

Inoltre è credibile che l'ordine di uccidre Bruzzese sia partito dalla Calabria. Per questo motivo la Dda di Reggio Calabria, sin dai primi momenti successivi all'omicidio, si mantiene in stretto contatto con la Dda di Ancona e con la Procura della Repubblica di Pesaro. L'ipotesi che il mandato di morte contro Bruzzese sia maturato in Calabria e che i due esecutori materiali dell'omicidio provenissero proprio da questa regione viene ritenuta "assolutamente fondata". Ed i contatti in corso tra le Procure antimafia di Reggio Calabria e di Ancona hanno proprio lo scopo di ricostruire la personalità della vittima e del fratello, oltre che di verificare le modalità organizzative ed esecutive dell'uccisione di Marcello Bruzzese, che era a tutti gli effetti un collaboratore di giustizia, anche se non coperto da anonimato. De Raho nell’intervista ha poi aggiunto: “Bisognerà scandagliare i comportamenti precedenti della vittima per capire se effettivamente siamo di fronte a una morte evitabile e se quindi la responsabilità vada attribuita al meccanismo di protezione non adeguato, ovvero se la persona sottoposta a protezione si è esposta da sola. Bisognerà verificare se siano state osservate le regole del contratto di protezione”.

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