Cronaca

Droga e prostituzione, sgominata banda mafiosa nigeriana

di redazione - 21 novembre 2018 19:38

La polizia di Cagliari ha smantellato il sodalizio criminale "Calypso Nest", riconducibile alla banda mafiosa nigeriana della Supreme Eiye Confraternity. Numerosi i fermi effettuati nei confronti di nordafricani ai quali vengono contestati i reati di associazione di stampo mafioso, tratta di esseri umani aggravata dallo sfruttamento della prostituzione e traffico di sostanze stupefacenti.

Le indagini della Squadra Mobile, partite nel 2017, hanno consentito di identificare tutti i componenti della cellula mafiosa. Grazie anche alle riprese video, effettuate in particolare all'interno di un capannone adibito a luogo di riunione, la polizia è riuscita a ricostruire l'intero organigramma del sodalizio criminale con la distinzione dei ruoli e degli incarichi ricoperti all'interno del gruppo da ciascun affiliato. 

Individuati i responsabili, gli investigatori hanno capito che facevano parte di un più ampio gruppo criminale e hanno deciso di approfondire gli accertamenti. I nigeriani sono stati a lungo pedinati e intercettati. È stato così individuato il luogo in cui il clan riuniva, un capannone a Selargius, vicino a Cagliari: qui avvenivano gli incontri tra i vertici dell'organizzazione per pianificare il traffico di droga e lo sfruttamento della prostituzione, poi i capi fissavano dei veri e propri 'general meeting' con la partecipazione di tutti gli affiliati per assegnare i compiti e impartire le direttive.

UN FIUME DI COCAINA E EROINA 

Impossibile quantificare ora il giro d'affari, ma il traffico di droga gestito dalla Calypso Nest ha portato nell'Isola un fiume di cocaina e eroina. Almeno 75 i chili sequestrati.

IN ITALIA CON PERMESSI UMANITARI

Erano quasi tutti in possesso di un regolare permesso di soggiorno per motivi umanitari. Risultano entrati in Italia da almeno tre anni. In pochi avevano un lavoro, e se l'avevano era saltuario.

La maggior parte faceva credere di vivere di espedienti: alcuni componenti dell'organizzazione controllati dagli investigatori nei mesi che hanno preceduto gli arresti, sono stati segnalati davanti a bar e supermercati mentre chiedevano l'elemosina. 

Altri per aver picchiato una connazionale che aveva 'occupato' il posto della questua assegnato a un'altra nigeriana. Il processo per l'aggressione era stato pagato direttamente dal clan, che poi però aveva duramente rimproverato l'affiliato per la sua platea reazione che aveva finito per attirare l'attenzione delle forze dell'ordine.

LA TRATTA DELLE DONNE 

C'è anche la tratta di esseri umani e in particolare di donne, poi costrette a prostituirsi, tra le accuse contestate al clan mafioso di nigeriani con base in Sardegna sgominato dalla Polizia di Cagliari. Gli investigatori hanno accertato due episodi avvenuti a Reggio Calabria e Palermo, vittime due giovani nigeriane.

Avvicinate dall'organizzazione nel loro paese di origine con la finta promessa di un lavoro regolare, avevano contratto un debito di 15mila euro con una 'mamam' per pagarsi il viaggio verso l'Italia. 

Una volta sbarcate in Calabria e in Sicilia, le ragazze sono state contattate da due affiliati al clan sardo, Loveth Enogieru, 44 anni di Decimomannu, e Edith Ehimwenma, di 27 di Esterzili. Ma alle due connazionali non è stata offerta alcuna occupazione 'pulita': sono state invece costrette a prostituirsi, una in strada l'altra in un appartamento, per saldare il debito con la 'mamam'. Ora sono tornate libere grazie al blitz della Polizia.

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