Cronaca

Lucano, confermato divieto dimora: "Credo ancora nella giustizia, contro di noi attacco fuori misura"

di redazione - 11 giugno 2019 11:46

"Essere sottoposto alle misure cautelari è come avere subito una pena prima che inizi il processo. Mi rimane la consapevolezza che ci sono, anche nella storia, tante persone che hanno subito e subiscono cose più gravi di me e la consapevolezza che ci sono tante persone in Italia che sono solidali e mi trasmettono la sensazione di non essere solo". E' quanto dichiarato ai giornalisti dall'ex sindaco di Riace, Domenico Lucano, davanti al palazzo di giustizia di Locri, dove oggi parte il processo a suo carico e di altre 26 persone per presunte irregolarità volte a favorire la permanenza sul territorio nazionale di stranieri. Lucano ha risposto in ordine al rigetto, da parte del Tribunale del Riesame di Reggio Calabria, di una nuova istanza di revoca della misura che gli impedisce di avvicinarsi al suo paese. 

Le accuse contestate dalla Procura di Locri agli indagati sono, a vario titolo, associazione per delinquere, truffa con danno patrimoniale per lo Stato, abuso d’ufficio, peculato, concussione, frode in pubbliche forniture, falso e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. L’operazione "Xenia" che ha coinvolto Lucano risale al 2 ottobre dello scorso anno. Lucano fu sottoposto agli arresti domiciliari con l’accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta rifiuti. Un'indagine nata successivamente ai rilievi della prima ispezione su presunte irregolarità nella gestione del progetto migranti, e che nonostante la seconda ispezione, favorevole al "modello Riace", qualche giorno dopo l’arresto di Lucano ha determinato il ministero dell'Interno alla revoca dei finanziamenti, irrogando 34 punti di penalità, e alla chiusura dello Sprar, con i migranti da trasferire lontano da Riace; esclusione poi ritenuta illegittima dal Tar. Successivamente la misura cautelare è stata attenuata dal Tribunale del Riesame, che, sempre nell’ottobre dello scorso anno, ha disposto il divieto di dimora a Riace per Lucano, il sindaco che la rivista statunitense "Fortune" aveva inserito tra le 50 persone più influenti del mondo, proprio grazie al modello di accoglienza dei migranti sperimentato nel suo paese. 

Il Tribunale di Locri, presidente Fulvio Accurso (e non il tribunale del riesame), dunque, ieri ha rigettato l'istanza depositata l'8 giugno dai legali dell'ex sindaco di Riace, con la quale si chiedeva di revocare l'ordinanza cautelare del divieto di dimora a cui è sottoposto, facendo leva sulla cessazione delle esigenze cautelari. I legali hanno evidenziato sia lo stato di incensuratezza di Lucano, sia l'assenza di cariche di alcun tipo all'interno del consiglio comunale, sia infine alla mancanza di migranti a Riace. Alle elezioni amministrative del 26 maggio, infatti, Lucano non è stato eletto consigliere comunale. Il Tribunale ha rigettato l'istanza "rilevato che il processo a carico dell'imputato non è neppure iniziato e che la vicenda cautelare, anche per ciò che concerne le esigenze cautelari, è sub judice". 

Categoria : Cronaca Tag : processo riace lucano