Cronaca 0 Commenti 17 Condivisioni

'Ndrangheta, "Operazione Ares": la Dda chiude le indagini per 77 indagati

09 febbraio 2019 09:35

Chiuse le indagini della max operazione “Ares”, condotta contro le cosche Cacciola e Grasso, radicate nella Piana di Gioia Tauro e riconducibili alla società di Rosarno del mandamento tirrenico della provincia di Reggio Calabria.

Il pm della Dda Adriana Sciglio ha notificato l’avviso di conclusone delle indagini preliminari nei confronti di 77 persone ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, estorsione, porto e detenzione di armi comuni e da guerra, produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti, danneggiamento, minaccia, intestazione fittizia di beni, impiego di denaro beni o utilità di provenienza illecita, violazione degli obblighi della sorveglianza speciale.

Tra gli indagati c’è anche la criminologa Angela Tibullo, al momento agli arresti domiciliari, accusata di concorso esterno in associazione mafiosa, intralcio alla giustizia e corruzione in atti giudiziari. La criminologa, in particolare, grazie alla sua professione, come risulta dagli approfondimenti svolti dai militari dall’Arma, è risultata determinante nelle dinamiche associative e nel perseguimento degli interessi illeciti di alcune cosche di ‘ndrangheta”, e nella piena consapevolezza dell’illiceità del suo agire, si è prodigata in favore degli affiliati detenuti per far ottenere loro la scarcerazione per incompatibilità con il regime carcerario, redigendo false consulenze e corrompendo i periti d’ufficio nominati dall’autorità giudiziaria per valutarne lo stato di salute o i medici impiegati all’interno delle strutture di reclusione. Avrebbe veicolato, inoltre, all’esterno delle carceri i messaggi dei detenuti e si sarebbe prodigata anche per reperire le abitazioni dove far trascorrere le misure detentive alternative al carcere o quant’altro necessario all’ottenimento delle autorizzazioni da parte dell’autorità giudiziaria ai soggetti apicali dei sodalizi richiamati che lamentavano delle incompatibilità putative con il regime carcerario”.

L’OPERAZIONE ARES

L’operazione denominata "Ares", condotta dall’ Arma dei Carabinieri di Reggio Calabria e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia reggina , ha portato il 9 luglio del 2018 ad un provvedimento di fermo di indiziato di delitto nei confronti di 31 persone, ritenute affiliate alle cosche attive a Rosarno e nella piana di Gioia Tauro, e in particolare contro il clan Cacciola e il clan Bellocco. 

Un blitz che ha portato a disarticolare due pericolose cosche della ‘ndrangheta di Rosarno, entrambe dedite alle estorsioni e all’importazione di quintali di cocaina purissima dal Sudamerica e di hashish dalla Spagna e dal Marocco, destinate a varie piazze di spaccio in Lombardia, Piemonte e Sicilia. 

Dalle indagini è emersa anche la violenta contrapposizione fra i due gruppi, entrambi intenzionati ad imporsi sulla scena criminale rosarnese e ad acquisire il controllo mafioso del territorio con aggressive intimidazioni, danneggiamenti e agguati con armi da fuoco ed esplosivo.

L’indagine ha accertato che l’originaria compattezza della cosca si era affievolita già dopo la scomparsa di CACCIOLA Domenico, avvenuta nel 2013, ucciso, dai suoi sodali per lavare l’onta di una relazione extraconiugale intrattenuta con una donna riconducibile ai “BELLOCCO”, BELLOCCO Francesca, anche lei vittima di omicidio per mano del figlio, BARONE Francesco, recentemente condannato.

L’esplosione delle conflittualità è stata registrata lo scorso 16 settembre, quando un “commando” capeggiato da CACCIOLA Gregorio cl. 80, figlio di Domenico, ha tentato di sequestrare, in pieno giorno ed in pieno centro a Rosarno, con il fine ultimo di condurlo in un luogo isolato e sopprimerlo, CONSIGLIO Salvatore. Quest’ultimo, considerato uno degli emergenti della ‘ndrina dei “GRASSO”, tradizionale cosca satellite dei “Cacciola”, è riuscito a scampare al proprio destino solo reagendo prontamente al fuoco con una pistola illegalmente portata all’interno dell’autovettura.

Dalla contestualizzazione dell’episodio e dalle immediate attività investigative avviate dal Gruppo di Gioia Tauro è emersa una precisa chiave di lettura delle dinamiche mafiose interne al gruppo “CACCIOLA”, ormai scisso nelle due cosche dei “CACCIOLA-GRASSO” e dei “CACCIOLA”:

L’indagine ha potuto acclarare che i componenti dei due gruppi in conflitto hanno iniziato a muoversi armati, pronti per sostenere un eventuale conflitto a fuoco, con armi detenute e trasportate attuando diversi escamotage, come quello di occultarle all’interno dei vani di allocazione degli airbag delle autovetture.

Le attività tecniche di intercettazione hanno consentito di accertare il tentativo del gruppo “CACCIOLA” di più recente formazione di assumere una posizione egemonica, approfittando della condizione di maggiore debolezza delle famiglie mafiose dei “PESCE” e dei “BELLOCCO” indotta dalle più recenti operazioni di polizia giudiziaria.

Sul versante del narcotraffico internazionale è stato documentato il trasferimento di un ingente quantitativo di stupefacente, circa 300 kg di cocaina con un elevatissimo grado di purezza (oltre il 95%), importati dai “CACCIOLA-GRASSO” attraverso individuati emissari delle cosche sanlucote in Colombia nonché rapporti con le organizzazioni criminali della penisola iberica, da dove è stato possibile documentare il trasferimento di almeno 500 chili di hashish, provenienti dal Marocco, indirizzate alle “piazze di spaccio” del Nord Italia, specie quelle dell’hinterland milanese e delle provincie più piccole della Lombardia e del Piemonte, consentendo agli organizzatori rosarnesi di accreditarsi come grossisti puntuali ed affidabili, in cima alla catena distributiva dello stupefacente. Inoltre, le attività tecniche ed i servizi di pedinamento hanno registrato come i luoghi di detenzione domiciliare dei soggetti indagati fossero diventati teatro dei summit necessari a pianificare le diverse operazioni illecite, compresa l’importazione della cocaina dal Sudamerica.