Cronaca

Processo Miramare: in aula quattro testimoni, presente anche il sindaco Falcomatà

di Lucia Laface - 17 ottobre 2019 17:03

Si è tenuta oggi davanti il tribunale collegiale di Reggio Calabria, la seconda udienza del processo, con rito ordinario, del cosiddetto 'caso Miramare' che vede imputati il sindaco della citta' Giuseppe Falcomata', i componenti della prima giunta comunale (fatta eccezione per Mattia Neto): Armando Neri, Saverio Anghelone, Giuseppe Marino, Giovanni Muraca, Antonino Zimbalatti, Agata Quattrone e Patrizia Nardi; alcuni dirigenti dell'Ente: Giovanna Acquaviva (segretario comunale) e Maria Luisa Spano' (ex dirigente) ed un imprenditore Paolo Zagarella. Qualche mese fa con rito abbreviato è stata condannata a un anno di reclusione con pena sospesa l’ex assessore comunale Angela Marcianò.

Davanti ai pm Walter Ignazitto e Nicola De Caria hanno sfilato altri 4 testimoni. L'11 luglio scorso erano stati sentiti i primi testimoni, Enzo Vacalebre rappresentante del movimento Alleanza Calabrese, il consigliere comunale Massimo Ripepi (FdI) e una funzionaria della Soprintendenza ai beni ambientali ed architettonici Maria Gabriella De Salvo.

Dopo la costituzione delle parti, è iniziato l'interrogatorio da parte dell'accusa al primo teste, Paolo Giustra, dipendente comunale, responsabile della videosorveglianza. Al centro delle domande dei pm "Come mai le chiavi del Miramare ce l'avesse lui, e da quanto tempo". 

"Le chiavi erano in mio possesso da quando il mio dirigente mi disse di installare un sistema di videosorveglianza collegato con la questura e  in qualità di  responsabile della videosorveglianza, ogni qual volta suonava l'allarme mi recavo in loco per controllare. Poi, su richiesta dell'amministrazione comunale, già ai tempi di Scopelliti, Arena e dei commissari, accompagnavo gli interessati all'affitto o alla vendita dei locali per eventuali sopralluoghi.Mi occupavo di aprire le luci e di far visionare la struttura. Sono state tante le persone che ho accompagnato" .Alla domanda del pm se solo lui avesse le chiavi: " eravamo in tre ad averle, io , il dott. Brandi e il sig. Foti, e per comodità li davo anche il sig. Giorgio Azzarà, che si occupa della videosorveglianza del tapis roulant presso Palazzo san Giorgio, che essendo lì vicino , quando ero impossibilitato ad andare, mi sostitutiva".

Incalzato dai pm se in qualche occasione avesse accompagnato anche il sindaco Falcomatà al Miramare, Giustra dichiara " Si sono stato contattato dall'amministrazione per aprire i locali al sindaco, che in quell'occasione era con il vice sindaco, e con gli assessori Marcianò e Zimbalatti".

Alla domanda dell'accusa "Conosce Paolo Zagarella?” Paolo Giustra risponde di averlo conosciuto verso maggio o giugno del 2015 insieme ad altre due persone,per andare a fare un sopralluogo perchè Zagarella era interessato alla struttura e voleva capire i lavori che c'erano da fare. La deposizione del teste continua fino a quando dichiara che fu chiamato telefonicamente dall'assessore Muraca che gli chiedeva di fargli avere le chiavi, chiavi che furono poi portate a Palazzo San Giorgio da Giorgio Azzarà. Da quel giorno Giustra non fu più in possesso delle chiavi.

Anche al teste Azzarà Giorgio (tecnico  videosorveglianza del tapis roulant presso Palazzo San Giorgio l'accusa chiede piu' volte come mai le chiavi del Miramare fossero in suo possesso. "Le chiavi me le lasciavo il sig. Giustra quando lui non poteva accompagnare le persone per i sopralluoghi, io non ero responsabile delle chiavi. Ho portato io le chiavi all'assessore Muraca".

E' la volta poi della teste prof.ssa Califano Claudia, Presidente dell'Associazione Culturale Ulysses, associazione aggiudicataria del bando di gara per la gestione del Miramare.

"La nostra Associazione, ospitata dall'associata Marisa Cagliostro, ha partecipato al bando, pubblicato dal comune il 21 settembre 2015,  costituita in una  ATS insieme all'associazione Technè di Angela Pellicanò e per poter partecipare abbiamo richiesto un sopralluogo per visionare i locali e per renderci conto in che condizioni fosse la struttura. Il 4 novembre poi ci è stato comunicato l'affidamento. I locali erano molto sporchi, abbiamo chiamato una ditta per pulire e abbiamo dovuto fare sostenere delle spese per lavori di piccola manutenzione. Da fine novembre sino alla primavera abbiamo organizzato attività ricreative, sfilate, presentazione di libri, caffè letterari, in qualche caso a titolo gratuito e in altri con biglietti a pagamento.Ribadisco che la nostra non è un’ associazione a scopo di lucro, ogni spesa veniva effettuata con fondi personali dei soci o di sponsor. Alla fine del bando abbiamo richiesto una proroga ma il comune non ce l'ha concessa e abbiamo lasciato i locali".  Sia la pubblica accusa che la difesa chiedono se era stata richiesta una turnazione con le altre associazioni che avevano partecipato al bando e lei risponde " Non so, è un sentito dire".

Nella lunga deposizione di Michelangela Vescio, funzionario della sovrintendenza beni ambientali ed architettonici,  il pm si focalizza su un episodio in particolare in cui lei si reco' nell'immobile di proprietà della provincia attiguo al Miramare, in via fata morgana, e chiede alla teste il motivo di quel sopralluogo.

"Ho fatto diversi sopralluoghi nell'immobile che poi è diventata la nostra sede. In uno dei tanti, insieme alla collega Vitetta abbiamo sentito dei rumori provenire dal Miramare, incuriosite dal fatto che comunque in quel periodo la struttura era chiusa, siamo andate e ci ha aperto un signore distinto dicendoci che il comune gli aveva dato le chiavi. Era Poalo Zagarella.  Ci ha detto che stavano facendo dei lavori perché dovevano fare delle attività culturali. In effetti quando siamo entrate stavano facendo dei lavori nella zona del bar. Mentre io ammiravo lo splendore dei locali, la mia collega comunicava a Zagarella che per poter fare quei lavori bisognava chiedere un’autorizzazione ai nostri uffici in quanto l'immobile era sottoposto a vincolo architettonici e ambientali. Non so cosa lui abbia risposto".  Sulla data di quel famoso sopralluogo la teste ha fatto un po' di confusione, ma si concentra su due date in particolare: il 1 luglio 2105 e il 29 luglio 2015.

Anche gli avvocati Andrea Alvaro e Marco Panella, difensori rispettivamente di Zagarella e Falcomatà, hanno posto numerose domande ai testimoni.

Al termine delle testimonianze l'udienza e' stata aggiornata al 15 dicembre 2019.

IL CASO MIRAMARE

Il processo Miramare nasce dall'inchiesta della Procura della Repubblica di Reggio Calabria sull'affidamento da parte della prima giunta comunale reggina, guidata dal sindaco Giuseppe Falcomatà, dei locali dell'albergo Miramare (di proprietà del comune) ad un'associazione 'il sottoscala' presieduta da Paolo Zagarella ritenuto molto vicino al primo cittadino.

In particolare secondo l'accusa il sindaco Falcomatà, difeso dagli avvocati Marco Panella ed Ezio Laganà, avrebbe omesso di astenersi, in presenza di un interesse proprio, alla delibera con cui si affidava la gestione temporanea dell’albergo Miramare, da tempo chiuso,  agevolando invece un soggetto a lui legato da un rapporto di pluriennale amicizia ricambiando l'analogo favore ricevuto dallo stesso Zagarella che in occasione delle precedenti elezioni amministrative gli aveva concesso in uso gratuito un proprio immobile da destinare a sede della segreteria politica.

L'indagine coinvolge anche gli assessori comunali dell'epoca (tranne Mattia Neto), il segretario comunale Giovanna Acquaviva, l'ex dirigente comunale Maria Luisa Spano' e il titolare dell'associazione 'il Sottoscala' che ha beneficiato, nel 2015, della delibera di assegnazione dell'albergo, tutti rinviati a giudizio con rito ordinario. I reati contestati a vario titolo sono: abuso d'ufficio e falsità materiale e ideologica. L'ex assessore Marcianò, anch’essa coinvolta, ha precisato ogni circostanza del suo operato, a volte in contrasto con quanto veniva deciso dalla giunta comunale, estendendo anche ad altre attività dell'ente. Fu poi estromessa dall’esecutivo di Palazzo San Giorgio innescando un’acerrima contrapposizione politico-relazionale all’interno del centrosinistra, e in particolare diventando nemica del sindaco Giuseppe Falcomatà.