Cronaca

Reggio, importanti novità sul caso Madalina Pavlov: nessuna archiviazione, troppi elementi riconducibili a omicidio

La 21enne fu ritrovata senza vita il 21 settembre 2012, dopo essere precipitata da una palazzina in via Bruno Buozzi

di L.L. - 20 giugno 2019 12:03

Importanti novità sul caso di Madalina Pavlov, la 21enne ritrovata senza vita il 21 settembre 2012, dopo essere precipitata da una palazzina in via Bruno Buozzi.

Non ci sarà nessuna archiviazione, le indagini sono state prorogate per altri 60 giorni perché “il gip ritiene che sono passati troppi anni e quindi la polizia giudiziaria deve fare un’attività investigativa intensa", ha precisato l’avvocato Andrea Casto a Radio Cusano Campus. Sarà quindi effettuato un approfondimento investigativo su alcuni oggetti rinvenuti sulla scena del crimine.

L’opposizione all’archiviazione era stata presentata dall’avvocato Antonio Petrongolo, all’epoca legale della famiglia, oggi legale del fratello di Madalina, coadiuvato dal Crime Analysts Team (CAT), gruppo di esperte formato da Mary Petrillo, psicologa e criminologa, coordinatrice nazionale; Rossana Putignano, psicoterapeuta, responsabile divisione Sud; Aida Francomacaro, psicoterapeuta esperta in psicologia forense.

Andrea Casto, attualmente legale di Gabriella Agafia Cutulenco, mamma di Madalina, insieme al CAT continueranno la loro attività di indagine per far luce su una morte che ha tutti gli elementi riconducibili a un omicidio e sicuramente non a un suicidio.

Il legale infatti, nel corso della trasmissione "La Storia Oscura" condotta da Fabio Camillacci, ha sottolineato che l’ipotesi investigativa rimane ancora l’istigazione al suicidio ma le indagini potrebbero svelare nuovi scenari.

IL CASO

Madalina Pavlov muore, in circostanze misteriose, cadendo da uno stabile in Via Bruno Buozzi n.5F. Verso le 20,30 circa il suo corpo impatta su una 126 di colore azzurro appartenente a uno degli inquilini del palazzo, finendo sull’asfalto. In quel preciso istante si stava svolgendo presso il Lungomare Falcomatà la manifestazione di solidarierà “Happy Run” organizzata ogni anno da Giusy Versace alla quale partecipano tante associazioni, compresa la Unitalsi, alla quale era iscritta la stessa Madalina in qualità di socia-volontaria.

Come mai Madalina si trovava lì? Chi o cosa l’ha condotta in quella palazzina e per quale motivo? Nessuno ha visto Madalina quella sera? Come mai quella sera la ragazza non partecipa alla manifestazione? Domande che ancora oggi non sembrano aver trovato alcuna risposta.

Madalina appena uscita dal luogo di lavoro, una pizzeria ubicata sulla via marina alta,ha incontrato delle persone tra cui il suo ex fidanzato. Ci sono due ore di buco dalle 18,00 circa alle 20,30 in cui non si sa niente della ragazza, dove sia andata e chi avrebbe incontrato.

Dalla relazione autoptica sul corpo della ragazza, sono stati rilevati diversi aspetti che meritano di essere ancora approfonditi tra cui i granelli di sabbia lasciati sul corpo della ragazza, la vernice azzurra sui jeans della ragazza, i denti rotti, il calzino sfilato e la scarpa rinvenuta poco distante dal corpo e, infine, la posizione stessa della ragazza rinvenuta con la borsa tra le braccia; tutti questi elementi sembrano deporre non per un suicidio - così come era stato rubricato il caso nell’immediatezza dei fatti - ma per un omicidio.

Esistono, quindi, ancora dei dubbi sulla possibilità che Madalina possa essere caduta autonomamente in stato di coscienza poiché, presumibilmente, le lesioni avrebbero potuto essere di altra natura. Ancora dubbi sulla chiave del terrazzo - munita di un biglietto con su scritto “Via Buozzi” - collocata da alcune indiscrezioni sul terrazzo e dai verbali dei carabinieri tra gli oggetti di Madalina. 

Tanti e troppi i dubbi che gravitano intorno a questo caso, tuttavia nel Dicembre 2016 arriva la svolta. Presso lo studio romano dell’Avv. Petrongolo viene recapitata una missiva anonima. 

LA MISSIVA ANONIMA

In data 21 Settembre 2017 l’avv. Petrongolo decide di rendere pubblico il contenuto della missiva. L’avv. Petrongolo rappresenta che:

“faremo pervenire a tutte le testate giornalistiche questa lettera […] pervenutami esattamente inizio dicembre nel 2012.. Non è tanto la lettera in sé che ha degli elementi significativi, ma è una lettera che mi è pervenuta in un contesto che ha veramente dell’incredibile. Il mio studio è situato in Roma, sul citofono del mio studio non è presente il mio nome, il mio cognome […]vi è solo il cognome del dominus, ovviamente, chi è che mi conosce o comunque andando a consultare sull’albo vedrà quale è l’indirizzo di studio ma la cosa sorprendente è che non c’è solo il mio studio, ci sono altre strutture, altri studi. Questa lettera è stata recapitata all’interno della cassetta postale, piegata in 4, esattamente individuando il nominativo dello studio legale corretto, non c’è scritto Petrongolo, sulla cassetta postale, e non c’è scritto Petrongolo sul citofono, non ci sono tabelle classiche che vengono apposte sulle facciate dei palazzi che ospitano gli studi. Mi è stato recapitata in questa maniera, quindi qualcuno o qualcuna nel caso di specie, sapeva dove recapitare questa lettera. In questa lettera è individuata a chiare lettere una persona la quale, in un contesto di natura istruttoria, forse avrebbe meritato maggior approfondimento. Si parla di una persona di mezza età, di carnagione leggermente scura, persona conosciuta, molto nota in quello che è l’ambiente di Reggio, una persona con la quale Madalina abbia avuto, anche in corso, diciamo così nell’ultimo periodo, una relazione. In questa lettera si evidenzia, si da una descrizione di quella che era una ipotetica figura di un autore di un fatto cosi riprorevole, e peraltro chi si firma, seppure in maniera anonima, alla fine della lettera è un’amica, un’amica che conosceva perfettamente Madalina, una amica che sapeva benissimo chi fossero i suoi momenti, le sue conoscenze, le sue amicizie, le sue frequentazioni. In questa lettera vi è racchiusa tutta l’essenza di quello che è, purtroppo, una forma di chiusura verso quello che dovrebbe essere la verità ed è per questo che abbiamo rivolto  appelli ripetutamente, affinché qualcuno che possa sapere di più rispetto a quello che già si è saputo, possa palesarsi, se così fosse anche la stessa persona che ci ha inviato questa missiva. Nella missiva vi è un’accusa, che i due - così vengono indicati, cioè Madalina e questo personaggio- si incontravano in un’appartamento di quel palazzo".

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