Cronaca

Terremoto giudiziario su Riace, chiuse le indagini per Lucano: accusato di associazione per delinquere

di Lucia Laface - 23 dicembre 2018 10:02

La procura di Locri ha chiuso le indagini preliminari su Mimmo Lucano, sindaco sospeso di Riace, e per altre trenta persone accusate a vario titolo di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e reati contro il patrimonio, nell’ambito dell’operazione Xenia coordinata dalla Procura e condotta dal Gruppo Locri del comando provinciale della Guardia di Finanza.

Lucano il 2 ottobre scorso finì agli arresti domiciliari e poi al confino con l’accusa di illeciti nella rendicontazione dei soldi pubblici impiegati per l’accoglienza dei migranti e per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Il primo cittadino, nonostante il ruolo istituzionale rivestito, è accusato di aver organizzato veri e propri “matrimoni di convenienza” tra cittadini riacesi e donne straniere, al fine di favorire illecitamente la permanenza di queste ultime nel territorio italiano.

La Procura contesta a Lucano il reato di associazione per delinquere e lo ritiene responsabile anche di una serie di reati contro il patrimonio e la pubblica amministrazione, e di aver orientato l’esercizio della funzione pubblica degli uffici del Ministero dell’Interno della Prefettura di Reggio Calabria, preposti alla gestione dell’accoglienza dei rifugiati nell’ambito dei progetti Sprar, Cas ed Msna per l’affidamento dei servizi da espletare nell’ambito del Comune di Riace, verso il soddisfacimento degli indebiti e illeciti interessi patrimoniali delle associazioni e cooperative che gestivano i progetti.

Poche settimane fa anche Il tribunale del Riesame di Reggio, nonostante abbia sostituito la misura cautelare con il divieto di dimora nel comune di Riace,sottolineó con parole durissime come Lucano “non può gestire la cosa pubblica, egli è totalmente incapace di farlo, e quel che ancora più rileva, in nome di principi umanitari ed in nome di diritti costituzionalmente garantiti viola la legge con naturalezza e spregiudicatezza allarmanti”.

Concisi i giudici anche sulla cattiva gestione dei fondi comunitari per i progetti di accoglienza ai migranti. “Egli era controllore di se stesso e ha garantito il mantenimento ed il nascondimento di quelle opacità e dello sciupio di fiumi di denaro pubblico destinato in origine solo al raggiungimento di quei progetti di accoglienza e integrazione”.