Cronaca

Tredicenne stuprata dal “branco di Melito”, sei condanne e due assoluzioni

di redazione - 21 dicembre 2018 16:06

C’è un branco che per oltre due anni ha abusato di una ragazzina appena tredicenne, costringendola al silenzio con ricatti e minacce. 

Lo ha affermato con forza il Tribunale che ha inflitto condanne pesanti a 6 degli otto imputati nel processo “Ricatto”.

Le condanne sono decisamente più lievi rispetto a quelle richieste dal sostituto procuratore Francesco Ponzetta.

La condanna più alta è stata inflitta a Davide Schimizzi, all'epoca dei fatti "fidanzatino" delle tredicenne,9 anni e sei mesi di reclusione.Otto anni e due mesi per Giovanni Iamonte, figlio di Remingo, indicato come il boss dell'omonima cosca di 'ndrangheta operante sul territorio di Melito, sette anni di reclusione per Antonio Verduci, sei anni per Lorenzo Tripodi, 10 mesi Per Domenico Mario Pitasi.

Assolti Pasquale Principato e Daniele Benedetto.

Tutti gli imputati sono stati scarcerati, ad eccezione di Schimizzi e Iamonte che invece si trovano ai domiciliari.

 L’intensa attività d’indagine, avviata dai Carabinieri dalla Compagnia di Melito sin dal marzo 2015, denominata “Ricatto”, ha permesso di acclarare come la giovane vittima, nell'estate del 2013, avesse intrecciato una relazione sentimentale con uno degli arrestati ma la fragile ed acerba personalità della ragazza veniva ben presto sopraffatta e costretta ad assecondare indistintamente a tutte le richieste del ragazzo ben più grande di lei.

La ragazza, quindi, viene costretta ad avere rapporti sessuali dapprima con colui che riteneva di amare e successivamente, in un crescendo degli orrori, con un numero sempre più ampio di suoi amici. Tra la fine del 2013 e gli inizi del 2015, gli arrestati hanno più volte abusato sessualmente, anche in gruppo, della giovane ragazza che, nei primi episodi patiti, non aveva ancora compiuto i 14 anni.

La giovane vittima, la cui vita era ormai caratterizzata da un perdurante e grave stato d’ansia che l’ha costretta anche a mutare le proprie abitudini, durante tale periodo era completamente soggiogata al gruppo, dal quale non aveva alcuna possibilità di sfuggire, poiché gravemente minacciata sia della divulgazione di alcune sue foto intime che dal fatto di rivelare le “proprie nefandezze” ai suoi genitori, nonché, implicitamente, dall’essere lo IAMONTE figlio di Remingo, attualmente detenuto, ritenuto capo dell’omonima cosca di ‘ndrangheta, operante in quel contesto territoriale dove vittima e carnefici vivono.

Il gruppo si è, inoltre, reso protagonista di una vera e propria spedizione punitiva, al fine di allontanarlo e “riappropriarsi” della ragazza, con un violento pestaggio nei confronti di un giovane, con il quale la vittima aveva intrapreso una normale relazione sentimentale riuscendo per un breve periodo ad interrompere quella spirale di violenza e soprusi cui era sottoposta.

Categoria : Cronaca