Cronaca

Usura ed estorsione per finanziare la ‘ndrangheta: 16 arresti

di Redazione - 08 ottobre 2019 14:27

Utilizzavano i soldi derivanti da attività di usura ed estorsione per finanziare la 'ndrangheta. La squadra mobile di Torino ha arrestato 16 persone e sequestrato beni e denaro per circa 3 milioni di euro a due organizzazioni di matrice 'ndranghetista. 

L'indagine, coordinata dalla Procura di Torino, ha accertato - ma il dato è provvisorio - almeno 30 vittime di usura. Ai componenti della prima organizzazione, capeggiata dal pluripregiudicato Vittorio Ceretta, sono contestati i reati di associazione per delinquere finalizzata all’usura, truffa, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, malversazione a danno dello Stato, esercizio abusivo di attività finanziaria, intestazione fittizia di beni e riciclaggio. I componenti della seconda, capeggiata invece dal sorvegliato speciale Renato Macrí, noto esponente locale della ‘ndgrangheta, facente capo alla consorteria Ursino-Scali-Macrí di Gioiosa Jonica, dovranno rispondere per i reati di usura, estorsione, riciclaggio, intestazione fittizia di attività finanziarie, con l’aggravante del metodo mafioso. Durante le indagini si è delineato un terzo filone derivante dai prestiti a tasso usuraio elargiti dal pluripregiudicato Vittorio Raso - attualmente latitante - in collaborazione con alcuni suoi stretti familiari e con l'aiuto delle mogli di Adolfo e Aldo Cosimo Crea, originari di Stilo (Rc), reclusi in regime di 41 bis.

Tutto girava attorno a una società che, attraverso dei prestanomi, costituiva altre società per accedere a prestiti e finanziamenti pubblici. Denaro che una volta ottenuto veniva utilizzato nell'attività di usura, con i guadagni destinati a finanziare la 'ndrangheta. È questo il complesso meccanismo scoperto dalla Procura di Torino, che attraverso la squadra mobile ha portato all'arresto di 16 persone, fra cui commercialisti e consulenti, e al sequestro preventivo di beni e denaro per oltre 3 milioni di euro. Ordine d'arresto anche per Vittorio Raso, vicino alla famiglia Crea, che al momento è peró latitante. Fra le parti lese, figurano anche noti istituti di credito del territorio e la Finpiemonte, finanziaria della Regione Piemonte, che a loro insaputa hanno elargito prestiti e finanziamenti alle società coinvolte.

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